Mi sono commosso davanti all'uomo che scrive con gli occhi
In più: Sala è sotto attacco, come al solito, prima dell'estate
Buongiorno e buon mercoledì!
Periodo intricato pre-vacanze. Lunedì e martedì scorsi sono stato nella Capitale per il compleanno di un grande amico, Marco Agnoletti. Marco è un grande professionista della comunicazione, stimato da destra e da sinistra. Ma soprattutto - e su questo ci sarebbe da imparare - è capace di coniugare la vita privata con il lavoro. Una cosa che, visto che scrivo mentre sono in treno da una parte dell’Italia e in procinto di ripartire, è davvero assai difficile. Domani, per dirne una, vado a Maratea per la Ripartenza di Nicola Porro. E’ il suo evento nel sud Italia (l’altra “Ripartenza” è a Milano), ed è la prima volta nella perla lucana. I miei account sono stati impegnati nella progettazione e saranno impegnati nella realizzazione della tre giorni di approfondimento tra società, cultura, economia e politica. Una bella sfida, interessante.
Intanto a Milano tanto tuonò che non piovve - non ho visto una goccia nel week end, anche se ho fatto l’equivalente di accendersi la sigaretta alla fermata del tram: ho lavato l’automobile. Pensavo fosse la danza della pioggia più potente del mondo, ma non ha funzionato.
A proposito di caldo e pazzie, per il secondo anno di fila, il capoluogo si avvia verso la pausa nel bel mezzo dell’ennesima inchiesta. Al centro, ancora una volta, c’è Beppe Sala. E ancora una volta ho grossi dubbi sull’operato degli inquirenti. Ma ne parleremo in questa puntata.
Qui c’è la mail: fabio.massa@esclusivasrl.it (scrivetemi!) e qui c’è il...
Menù della Settimana
1️⃣ Sono andato a trovare Franco, che scrive con gli occhi e che vuole la legge sull’eutanasia
2️⃣ Ecco l’ennesima inchiesta assurda sul sindaco. Che però sbaglia
3️⃣ Un sondaggio dice che Carlo Cottarelli è un candidato sindaco che può impensierire la sinistra
4️⃣ Il Milan che cosa farà a San Donato dopo l’acquisto dello stadio di San Siro?
5️⃣ Gli avvocati juventini che vogliono bloccare il nuovo Meazza
6️⃣ Ecco come abbassare le temperature in classe senza condizionatori
7️⃣ Mi’mpegno: ovvero uno dei luoghi “politici” da tenere d’occhio
8️⃣ Sono andato al club The Wilde e mi sono chiesto quanti soldi facciano
Tempo di lettura 26 minuti e 29 secondi a mente
Sono andato a trovare Franco, il mio amico che scrive con gli occhi
Franco è Franco Mirabelli. Il mio amico Franco. Ci ho messo un sacco di tempo ad andarlo a trovare, dopo aver letto il pezzo di Matteo Pucciarelli su Repubblica (QUI). E poi, ancora, dopo aver visto il servizio di Damilano (QUI). Mesi e mesi. Franco ha la Sla. Io, che avesse la Sla, lo sapevo fin dall’inizio.
L’ultima volta che l’ho visto, a una festa dell’Unità - c’era Carlo Cottarelli quella volta, pareva si candidasse contro Attilio Fontana in Regione Lombardia - gli dovetti premere l’orecchio quasi sul petto, abbracciandolo, per capire che cosa volesse dirmi. Poi la degenerazione della malattia. Lui su un letto, e io che non ci volevo proprio andare, a trovarlo. Perché non tutti vivono alla stessa maniera il rapporto con la fragilità e io, Franco, non avevo alcuna voglia di vederlo in quella maniera. Io che avevo passato ore a discuterci, io irruento e lui con quel suo sorrisetto un po’ ironico e a volte pure un po’ stronzo. Lui segretario dei Ds e io giovane giornalista, poi lui consigliere regionale e io là, a passare le ore in consiglio. Poi senatore della Repubblica (cosa che è ancora oggi, nonché vicepresidente del gruppo). Lui che mi sfotticchiava per qualche articolo che non gli era piaciuto e io che mi arrabbiavo non poco. E poi, ancora, le comuni amicizie rozzanesi, e le case popolari, e tutto il resto che ci univa. Niente, ci ho messo mesi a mandargli un whatsapp. Chiedo ad Arianna Censi, assessore alla mobilità del Comune di Milano, l’esponente più vicina a lui, da sempre: “Arianna che cosa faccio?”. Vacci, uscirai con qualcosa in più, mi dice.
Ci sono andato venerdì scorso, con la camicia bagnata attaccata alla schiena. Su per le quattro rampe di scale in zona Niguarda. Non c’è bisogno di descrivere il corpo del malato di Sla, né cannule tubicini o altre diavolerie. Mi sono concentrato sui suoni ricorrenti di quella stanza.
Le pale del ventilatore. Le auto lungo lo stradone oltre il verde e la finestra aperta. L’aria spinta nei suoi polmoni, afflato ritmico. Il ticchettio delle lettere che Franco compone su uno schermo, la telecamera che gli inquadra l’iride. E poi la voce che pronuncia la frase.
Sono frasi brevi, zeppe di significato. Le parole hanno un peso fatto di ticchettii, di movimenti rapidi della pupilla, dunque devono contare. Tutte quante devono contare. E lui sceglie, ogni volta, che cosa dire. Alcune cose le sottolinea alzando leggermente il sopracciglio, con l’ombra di quella smorfietta ironica e stronzetta di un tempo. Franco Mirabelli, senatore della Repubblica.
Sono andato a trovare Franco perché avevo paura che mi sfuggisse via, come già mi è successo con un altro amico, di nome Filippo, senza che avessi avuto il coraggio di guardarlo negli occhi. Sono andato, davvero, solo per non avere sensi di colpa. Un po’ da stronzetto, pure io. E invece quando sono uscito ho telefonato ad Arianna e le ho detto che aveva ragione: avevo qualcosa di più, disceso da quelle quattro rampe di scale in zona Niguarda. Prima di tutto, la ferma volontà di accompagnarlo nella sua battaglia (”è l’ultima tua battaglia, Franco?” - gli ho detto, e mi ha risposto: “No”): quella per una legge sul fine vita. Io sono un liberale: ed essere liberale vuol dire difendere le libertà, anche quelle sul proprio corpo. Anche dire basta, ora basta. Poi, altro intendimento: accompagnarlo nell’altra sua battaglia, quella sui caregiver. Sui familiari che accompagnano e soffrono e si battono per i malati di tutta Italia. Per questo gli ho chiesto se il 21 settembre ha voglia di venire all’evento sulla Salute che organizzo a Palazzo Lombardia. Lui mi ha risposto: “Sì. Posso. Ma io non ti ho chiesto niente”. Perché certe cose non c’è bisogno di chiederle.
Il caldo e l’ennesima inchiesta assurda contro Beppe Sala
Io non vorrei scaldarmi, davvero. Non fosse altro che ci sono 40 gradi fuori, non c’è un alito di vento e io sono stravolto da mesi di lavoro. Però comestracazzosifa - ogni estate - a tirar fuori una inchiesta ridicola? Abbiamo, dalle parti di Milano, un track record da competizione. Eccolo:
2020: indagine su Attilio Fontana (farlocca) per le mascherine
2021: richiesta di rinvio a giudizio per Tatarella e Altitonante (assolti entrambi, inchiesta farlocca)
2023: tutto il casino su Daniela Santanché e sul figlio di La Russa (ovviamente assolto anche lui)
2024: boom di inchieste sull’urbanistica
2025: indagini sull’assessore Tancredi e le chat di Sala e Malangone
Ed eccoci qui, al 2026: inchiesta su una società della quale Sala è socio al 20 per cento. Riassumiamo per chi è distratto (e farebbe pure bene ad esserlo).
Esiste una società, Finalter. I soci sono due: Beppe Sala e la società Cinque G. Quando Sala si candida a sindaco di Milano, oltre dieci anni fa, conferisce le proprie quote in un trust. È uno strumento giuridico utilizzato proprio per separare il titolare dalla gestione del patrimonio: il trustee amministra le partecipazioni in autonomia e il disponente non può impartire istruzioni sull’attività del trust. L’altro socio, Cinque G, appartiene a Pietro Galli, collaboratore e amico di lungo corso di Sala, che lo ha affiancato in diverse esperienze professionali, da Expo fino alle società partecipate del Comune. Il trustee scelto per amministrare le quote di Sala è un notaio. Successivamente, Engineering, gruppo informatico con un fatturato di circa 1,7 miliardi di euro, versa a Finalter circa due milioni di euro per prestazioni professionali.
Nel 2020 Finalter partecipa a un aumento di capitale e acquisisce il 9% di una società lussemburghese che detiene una partecipazione nel gruppo Engineering. Il trust che custodisce le quote di Sala non aderisce all’aumento di capitale. Su questo insieme di rapporti societari e finanziari si concentra l’attenzione della Procura, che approfondisce in particolare i pagamenti effettuati da Engineering a Finalter.
Sullo sfondo c’è che Pietro Galli è stato nominato più volte dal sindaco, e pure che il notaio che è trustee del sindaco è stato usato più volte dal Comune. Sala è andato in aula per spiegare che è onesto: “Al di là del mio dispiacere, alla luce delle strumentalizzazioni generate, ho dato disposizione al mio trustee di avviare interlocuzioni con i soci di maggioranza e conferire al socio di maggioranza la stessa partecipazione, al valore nominale, 10 mila euro. Ho preso quella quota, l’ho pagata 10 mila euro, l’ho presa perché pensavo di poter fare consulenza poi questa cosa è morta perché ho fatto il sindaco. Di questa faccenda sono seccato. Sulla mia onestà, ripeto, sono 40 anni che lavoro, ho maneggiato fondi incredibili in Telecom Italia, nessuno ha mai sospettato neanche lontanamente che sono uno che si può arrangiare. Non l’ho mai fatto. Per evitare ogni dubbio farò così. Non ne voglio sapere più nulla. In dieci anni di attività della società non ho mai avuto benefici economici dalla stessa. Non un singolo euro. Non posso evitare di accettare che la politica è fatta anche di questo”.
Ora, sulle decisioni del sindaco e di quanto siano sbagliate scriverò domani sul Foglio (spoiler: ha fatto malissimo a vendere le quote). Mi rimane però difficile pensare che un uomo o una donna che diventa sindaco, e diventa sindaco perché ha un sacco di relazioni, un sacco di amicizie, è stimato da moltissima gente debba danneggiare questa stessa gente impedendo loro di fare business come più aggrada loro. Certo, non deve favorirli. Certo, non deve violare nessuna norma per fare un favore. Ma può scegliere - anzi, deve scegliere! - persona di sua fiducia, all’interno del quadro normativo vigente. Tutto il resto è noia, è grillismo da quattro soldi. E si è visto a che cosa ha portato il grillismo (a Luigi Di Maio inviato in Medio Oriente, un bello scatto di curriculum).
Un sondaggio dice che Carlo Cottarelli è un candidato sindaco che può impensierire la sinistra
Lo confesso: io non apprezzo molto Carlo Cottarelli. Non mi piace il suo tono, non mi piace il suo illudere e poi rinunciare (si sarebbe dovuto candidare in Regione Lombardia, e nisba; si sarebbe dovuto fermare a dare il proprio contributo sugli scranni del Senato, e nisba;), non mi piace il concetto stesso di spending review (preferisco: programmazione). Però le notizie si danno. Quindi ecco qui, sul quotidiano che dirigo www.milanoquotidiano.it un sondaggio su cui la politica deve riflettere
di Alessio Galvani
“Partendo da una baseline di circa il 41%, la simulazione elettorale di Yoodata indica che un Centrodestra guidato da Carlo Cottarelli e sostenuto da Calenda/Azione potrebbe collocarsi in un intervallo compreso tra il 44% e il 47%. In questo modello, il contributo combinato del profilo civico‑tecnico di Cottarelli e dell’area liberal‑centrista di Calenda vale un incremento stimato tra +3,5 e +5,5 punti percentuali rispetto a uno scenario con un candidato politico tradizionale. Si tratta di un effetto che amplia il perimetro moderato e professionale urbano, rendendo la coalizione più competitiva nelle zone centrali della città”. Lo afferma Alessandro Amadori, psicologo, docente di Comunicazione Politica all’Università Cattolica di Milano, che in qualità di Direttore Scientifico di Yoodata ha realizzato in esclusiva per Milano Quotidiano una ricerca demoscopica sulle potenzialità elettorali dell’economista ed ex senatore del Partito Democratico Carlo Cottarelli qualora venisse scelto come candidato sindaco di Milano per il Centrodestra alle elezioni comunali del 2027, come proposto da Forza Italia e con l’appoggio certo e già dichiarato anche dei centristi e moderati di Azione guidata dal senatore Carlo Calenda.
Tuttavia, secondo fonti di Centrosinistra, circolerebbe un sondaggio riservato di Consorzio Opinio Italia che darebbe il capogruppo del Pd in Regione Lombardia Pierfrancesco Majorino in testa e vincitore al primo turno, soprattutto contro Cottarelli, tra il 52 e il 56% dei consensi. Anche se le stesse fonti affermano che al momento la segretaria nazionale Dem Elly Schlein è impegnata sul fronte nazionale, in vista delle elezioni politiche 2027, con i dissidi nel campo largo sulla politica estera con il Movimento 5 Stelle e in particolare le forniture di armi all’Ucraina e, quindi, “le elezioni a Milano non sarebbero al momento in cima all’agenda” del Nazareno. Insomma, se ne riparlerà dopo l’estate.
Tennis, basket o...? Il Milan non vuole mandare in fumo l’investimento fatto a San Donato
di Enrico Liverani
Il successo delle Olimpiadi invernali ha riacceso a Milano un entusiasmo che non si respirava da tempo per quelli che impropriamente sono definiti “sport minori”. Oltre al calcio, oltre a Milan ed Inter, ci sono vita, passione e... business. L’onda lunga di Milano Cortina sta portando sotto la Madonnina diversi dossier di grande interesse. Alcuni progetti sono in fase avanzata, altre sono suggestioni ancora alla ricerca di una propria piena identità.
Tra i fronti dai contorni più definiti – e più direttamente connessi alla legacy olimpica – c’è il ritorno dell’hockey maschile. Dalla stagione 2026/2027 il Milano Hockey Club, una nuova formazione, parteciperà alla Ice Hockey League. La squadra giocherà le partite casalinghe nella Fiera Ice Arena, nuovo impianto da 4mila posti – inizialmente temporaneo – in Fiera Milano Rho, ed il cui primo pilastro è stato posato il 6 luglio. La Fiera Ice Arena ospiterà anche l’attività giovanile e femminile del Milano Hc Prospects, oltre a pattinaggio di figura, short track e curling. La gestione è affidata a Fria ssd (Fiera Rho ice academy) partecipata da Fisg e Fondazione Fiera Milano.
Ma a Milano c’è fermento anche attorno a due altri sport che stanno conoscendo una nuova stagione di grande popolarità: basket e tennis. Il futuro sotto la Madonnina di entrambe queste discipline passa tuttavia curiosamente dal calcio. Ed in particolare dalle scelte fatte dal Milan tra le aree di San Siro e San Donato. Frontale ha approfondito questi intrecci parlando direttamente con fonti interne alla Federtennis.
Come noto, nel giugno 2023 il Milan ha acquisito l’area di Sport Life City a San Donato Milanese, quando concreta sembrava essere la possibilità di realizzarvi un nuovo impianto di proprietà. Ma nel settembre 2025, il TAR della Lombardia ha bocciato l’iter urbanistico su cui si basava l’area, compresa la richiesta del Milan di trasformare la vecchia “cittadella sportiva da 20mila posti” in uno “stadio da 70mila posti”. La decisione del Tribunale ha contribuito a riportare il club verso San Siro. Attualmente, però, il Milan si trova ancora in pancia questi terreni. Che stanno progressivamente perdendo valore: iscritti a bilancio per una quarantina di milioni al momento dell’acquisto, nell’ultimo esercizio sono stati svalutati per undici milioni di euro a causa del cambio di destinazione d’uso. Ecco quindi spiegato perché negli ultimi giorni l’area di San Donato si è trovata al centro di speculazioni sul suo utilizzo futuro.
La prima ipotesi vorrebbe San Donato come sede del nuovo torneo di tennis su erba ATP 250 per il quale la Federtennis ha rilevato la licenza da Bruxelles a partire dal 2028. L’elemento che più ha contribuito a questa suggestione è stata la nomina di Massimo Calvelli, già amministratore delegato di ATP fino al 2025, prima a responsabile per gli investimenti di RedBird fuori dagli Stati Uniti e poi a nuovo CEO del Milan in sostituzione di Giorgio Furlani. La grande esperienza di Calvelli nel mondo del tennis, però, potrebbe non rivelarsi sufficiente a portare il nuovo torneo a San Donato. Fonti interne alla Federazione interpellate da Frontale hanno infatti confermato che, sebbene sia certo che il torneo sarà nel Nord Italia, non è stata ancora presa una decisione né riguardo alla città né tanto meno riguardo all’impianto. Perché se da un lato Federtennis ha aperto a varie regioni (“Abbiamo alcuni siti che siamo già andati a vedere in Veneto, Emilia-Romagna e Lombardia”, ha dichiarato il presidente Angelo Binaghi), dall’altro a Milano varie opzioni sono sul tavolo. L’alternativa più credibile porta nuovamente a Fiera Milano. La Fondazione ha infatti espresso interesse sia per le ATP Finals (per le edizioni dal 2028 al 2030, magari collaborando nuovamente con l’Arena Santa Giulia a Rogoredo) che, soprattutto, per il nuovo torneo su erba, forte del consenso ricevuto con i Giochi Olimpici di inizio anno e di una macchina logistica già in moto con l’apertura della nuova Ice Arena.
Non è l’unico motivo per cui la pista del tennis a San Donato potrebbe essersi raffreddata. Sulla scena sta infatti irrompendo il progetto della nuova lega di basket NBA Europe, pensato per portare nel Vecchio Continente il format (e i capitali) della pallacanestro statunitense. Cosa c’entra il Milan? Il patron Gerry Cardinale si è mostrato subito interessato al progetto, incontrando i vertici NBA a Londra nel gennaio di quest’anno. Ce lo si poteva aspettare, anche perché uno dei principali soci ed investitori di RedBird è la leggenda del basket LeBron James. Sull’onda di queste relazioni positive, il fondo proprietario del Milan ha stretto una partnership con la Pallacanestro Varese per costruire la squadra con cui candidarsi alla franchigia milanese di NBA Europe. L’offerta presentata soddisferebbe il criterio di iscrivere alla nuova lega una società già partecipante a un campionato nazionale e contemporaneamente porterebbe alla necessità di costruire un nuovo impianto a San Donato.
Su tutto pende ad ogni modo la Spada di Damocle delle azioni – anche legali – che l’Eurolega potrebbe intraprendere contro il nuovo progetto Made in Usa. Se al contrario Eurolega e NBA Europe trovassero un accordo, gli scenari si ribalterebbero. Perché in tal caso la franchigia di Milano potrebbe essere assegnata come scelta naturale all’Olimpia, squadra storica della città e azionista Eurolega. Decisione che escluderebbe del tutto RedBird e che costringerebbe Cardinale a pensare ad un ulteriore nuovo piano per l’area di San Donato. L’ulteriore beffa: Oaktree, il fondo proprietario dell’Inter, avrebbe iniziato una trattativa col Gruppo Armani per entrare nell’azionariato dell’Olimpia. Ma questa, come si dice, è un’altra storia.
Gli avvocati juventini che vogliono fermare il nuovo stadio di Inter e Milan
Leggete questo pezzo dell’ottima Giulia. Alla fine il mio sfumato commento è: “No, vabbè”.
di Giulia Netti
Che ci fa una associazione di tifosi juventini tra i soggetti che si sono rivolti al Tar per chiedere l’annullamento della delibera di cessione dello stadio San Siro a Milan e Inter? La risposta più facile non è così lontana dal vero. Ma non racconta tutta la verità. Sì, la Fondazione JB – Identità Bianconera, fondata da avvocati e professionisti, vuole impedire che il nuovo impianto porti nel tempo vantaggi ritenuti incolmabili ai rossoneri ma soprattutto agli odiatissimi nerazzurri. C’è dunque anche una componente tipica del tifo che si insinua in quella che è la più importante scelta urbanistica del Comune di Milano. Sulla quale i giudici dovranno esprimersi entro fine agosto. Ma i rappresentanti della Fondazione bianconera ritengono al contempo di avere solide argomentazioni per contestare la regolarità degli atti. Noi di Frontale ne abbiamo parlato con gli avvocati Michele Patrisso, Marco Pellegrini e Domenico Brancozzi.
“Fondazione Identità Bianconera è nata con uno scopo ben preciso – premette Patrisso -: difendere i diritti e l’onorabilità dei tifosi juventini, che sono la tifoseria più apolide d’Italia, ma anche combattere a favore della legalità in un sistema calcistico che riteniamo profondamente sperequato. Spesso la Juventus non ha difeso i propri sostenitori, che non sono semplicemente clienti paganti, ma soggetti con diritti legittimi. La nostra attività si è presto allargata perché la legalità non ha colori sociali”.
Gli esordi dell’associazione sono legati ad una accesa battaglia contro presunte irregolarità nei bilanci dell’Inter, tali da mettere in discussione – secondo la Fondazione - i requisiti per l’iscrizione al campionato. Un impegno che ha persino attirato la simpatia di diversi tifosi del Milan, tra cui alcuni youtuber piuttosto noti tra gli appassionati, come “Stefano il Bandito Rossonero” o “Marietto della Tribù Rossonera”. Sullo sfondo, le ferite mai rimarginate di Calciopoli. La Juventus sanzionata con la serie B, il Milan penalizzato, la vittoria della stagione 2006 assegnata a tavolino all’Inter (il tanto discusso “scudetto di cartone”). Ora il nuovo fronte. Quello legato all’affare San Siro.
“I beni immobili del Comune sono stati valutati a cifre di gran lunga inferiori rispetto al valore reale di mercato. Inoltre, sono state completamente ignorate le normative antiriciclaggio per verificare l’effettiva identità degli acquirenti”, spiega Pellegrini. Che respinge l’accusa rivolta alla Fondazione di essere mossa da banale rivalità calcistica o motivi politici: “Difendiamo legalità e trasparenza amministrativa. Parliamo di asset multimilionari che impattano sull’economia nazionale”. Sotto i riflettori finiscono anche i carotaggi al Parco dei Capitani che avrebbero fatto emergere livelli di inquinamento preoccupanti. E l’abbattimento della biglietteria sud, che sarebbe avvenuto in assenza di autorizzazioni visibili o cartelli di cantiere, diversi i temi sensibili. Quindi, le presunte opacità societarie dei fondi internazionali dietro al club nerazzurro, Oaktree e Brookfield. Per Patrisso l’intera operazione porterà ai due club milanesi “un vantaggio immenso e ingiustificato”, utile specie per i nerazzurri per “inserire a bilancio un asset patrimoniale di questo peso, con la prospettiva di speculazione immobiliare sulle aree adiacenti, è fondamentale per dare ossigeno ai conti e liberarsi dai vincoli di gestione”.
Ma è nelle carte del decreto di perquisizione e sequestro di cellulari e dispositivi mobili disposto dalla Procura milanese che Identità Bianconera ritiene si trovi la “pistola fumante” delle ipotesi di turbativa d’asta e violazione del segreto d’ufficio. In particolare in alcune intercettazioni che, secondo l’interpretazione della Procura sposata dai legali di fede bianconera, mostrerebbero come la delibera di vendita sarebbe stata praticamente dettata ai funzionari di Palazzo Marino da una consulente legale dell’Inter. “Un fatto di una gravità inaudita”, commenta Brancozzi. Conclude Pellegrini: “Milano è la locomotiva economica e morale d’Italia, dà il tono a tutto il Paese. Quando una città così importante non rispetta le regole basilari sulla gestione dei beni pubblici, la questione riguarda tutti i cittadini italiani, non solo i tifosi di una determinata squadra”.
Le scuole sud-sahariane possono insegnare come abbassare le temperature roventi delle classi milanesi (senza condizionatore)
di Eleonora Bufoli
In pieno luglio la campanella continua a suonare nelle aule di asili e scuole materne adibite a centri estivi. E l’ondata di caldo che si è abbattuta su Milano sta facendo sentire i suoi effetti anche tra i banchi dove ancora siedono bambine e bambini, alle prese con temperature anche al di sopra dei 35 gradi. Molti edifici non sono dotati di climatizzatore: gli impianti elettrici sono vetusti e necessitano di interventi significativi. I genitori hanno denunciato la situazione bollente di asili e scuole materne e stanno raccogliendo delle firme – oltre 5700 ad oggi – per chiedere al Comune delle soluzioni.
Da Palazzo Marino l’assessore allo Spazio pubblico ed Edilizia scolastica Marco Mazzei ha spiegato che l’amministrazione da fine maggio ha avviato “un piano straordinario di verifica di tutti gli impianti”, in tutte le 270 sedi di nidi e asili della città, “per avere una fotografia dello stato dell’arte” e “questa ricognizione finirà verso la metà di luglio e per fine mese avremo un quadro completo”.
L’obiettivo a lungo termine è avere 100 strutture climatizzate nei prossimi anni, procedendo a installare una decina di impianti fissi all’anno. Ad oggi nei 270 edifici “abbiamo 609 condizionatori portatili, 400 in più di quelli dello scorso anno, 1.817 ventilatori, più 57 sull’anno scorso, 368 ombrelloni, più 111 sull’anno scorso, 339 gazebo”, ha detto l’assessore che ha evidenziato come le strutture degli asili e dei nidi sono stati realizzati tra il Dopoguerra e gli anni ’80, con temperature ben diverse da quelle di oggi.
Il 27 per cento delle scuole che ospitano centri estivi (45 in tutto) ha un sistema di condizionamento fisso. Se rifare gli impianti elettrici porterebbe alla chiusura per 20 giorni almeno delle scuole, soluzione non percorribile secondo le famiglie, ci sono altri metodi per iniziare ad abbassare la colonnina di mercurio nelle aule. Secondo Valentina Dessì, professoressa associata del Politecnico di Milano, esperta di progettazione ambientale e temi legati al miglioramento del microclima e del comfort termico degli spazi urbani, la temperatura delle aule scolastiche si può abbassare con interventi mirati, dai costi più contenuti e dagli effetti già raggiungibili dalla prossima estate, basta partire da settembre. Come? Lo ha raccontato a Frontale.
“Ci sono delle soluzioni che si possono prendere e bisognerebbe cominciare da subito – ha spiegato -. Le scuole hanno la potenzialità di essere trasformate anche in tempi molto brevi”. Come prima cosa si potrebbe iniziare a lavorare sull’involucro, “cercando di inverdire il più possibile con pareti e coperture, tetti verdi che aumentano la massa termica e aumentano la presenza di vegetazione che è quella che riduce la temperatura. Sulle facciate possiamo mettere piante che crescono in tempi molto brevi, come la vite del Canada o quella del Caucaso. Se ci muoviamo da settembre a maggio dell’anno prossimo quando ricominceranno le ondate di calore saremmo già pronti”. Nelle scuole materne con le vetrate esposte a sud “possiamo intervenire con l’ombreggiamento esterno alle finestre con le veneziane e lavorare su elementi che impediscono il raggiungimento della radiazione solare sulle pareti”.
Il clima anche delle grandi città del Nord Italia si sta avvicinando “sempre di più a alle condizioni delle città africane. Milano sta assomigliando sempre di più a Tunisi però non è che in Africa non vadano a scuola – ha evidenziato Dessì -, i ragazzi vanno in scuole che sono completamente apribili, con grandi sistemi di ombreggiamento e ventilazione incrociata”. Le scuole apribili sono diffuse anche nell’Africa sud-sahariana, con la presenza di “ventilazione incrociata, aree molto ombreggiate, circolazione dell’aria che da la percezione di essere a una temperatura più bassa”. D’altro canto i condizionatori portatili e i sistemi di condizionamento raffrescano di certo le aule ma “peggiorano il clima di tutto quello che c’è intorno”.
Interventi mirati possono riguardare anche gli spazi al di fuori delle aule, creando uno spazio di transizione microclimatica, “con alberature, pergole, acqua nebulizzata per creare delle bolle e oasi fresche. Il giardino spesso occupa il 50-70 per cento di tutto lo spazio scuola quindi tra interno ed esterno possiamo cercare di attrezzare anche singole aree con oasi fresche cercando delle soluzioni anche in termini di materiali”. Ad esempio, nelle aree con i giochi per la pavimentazione antitrauma al posto di superfici bituminose si possono usare la sabbia o il terreno. Bisogna cercare di alternare le superfici impermeabilizzate con superfici permeabili che possano essere compatibili con le funzioni e con le attività nelle scuole”. Le scuole milanesi sono “bellissime” anche dal punto di vista architettonico ma “dobbiamo avere il coraggio di intervenire e cercare di integrare delle soluzioni nell’architettura con aule all’aperto, piccole nicchie, uso di vegetazione, acqua, uso moderato di superfici impermeabili”.
Mi’mpegno, ovvero uno dei luoghi “politici” da tenere d’occhio
Lo confesso: sono un grande estimatore di Mi’mpegno. Che cosa è? Un gruppo di persone, un think tank, una bellissima esperienza di approfondimento continuo, animata dall’incredibile Carmelo Ferraro, direttore generale dell’Ordine degli Avvocati di Milano.
Settimana scorsa si è tenuta la ormai tradizione “Festa dell’Estate”. Trecentocinquanta persone riunite a festeggiare il fatto di essersi trovate a riflettere, lungo tutto l’anno, sulle fragilità, sulle traiettorie della nostra comunità e della nostra città. A volerla dire bene, la politica in purezza. Non quella partitica, ma quella dei valori. Non è l’unico luogo politico, Mi’mpegno. Mi viene in mente il Caldara, sul lato sinistro dello schieramento, con l’infaticabile Franco D’Alfonso. E’ il segno che la città non dorme del tutto, che anzi si sta svegliando dopo un ciclo lungo 15 anni per riflettere sul proprio futuro, in quelli che saranno 8 mesi che segneranno la fine di un’epoca: in Comune, dopo Pisapia e Sala, e in Regione, dopo Maroni e Fontana. Magari le maggioranze rimarranno le stesse, magari no. Ma di certo è tutto un fermento di idee. Niente di meglio può capitare a una città come Milano, in questo momento difficile.
Sono andato a mangiare al The Wilde, e mi è venuta la curiosità di vedere come sono i conti
Al club The Wilde ci sono andato varie volte. Mi hanno sempre invitato, e l’ho trovato davvero molto piacevole. L’ultima volta sono andato sul rooftop, bellissimo. E ho preso un pesciolino, offerto generosamente dal mio ospite (che è pure il socio che mi ha invitato). Costava un sacco! Allora mi sono chiesto: ma perché non provare a capire come vanno i conti del club superesclusivo? I dati sono del 2024, perché ancora non sono stati depositati i nuovi bilanci. Ma intanto già qualcosa lo dicono. Ecco qui, a firma CCG.
di C.C.G.
C’è la villa che fu di Santo Versace in via dei Giardini, c’è Rihanna tra gli azionisti secondo la stampa internazionale, c’è Gary Landesberg, già protagonista del rilancio dell’Arts Club di Londra. E ci sono i primi bilanci depositati, che raccontano come è costruita, dentro, la macchina di The Wilde.
La struttura societaria italiana è a tre piani: una società incassa le membership, una gestisce il club, una possiede l’immobile. Il socio paga la quota — «su invito», scrive la stessa società, fino a 4.000 euro l’anno — a The Wilde S.r.l.: 4 dipendenti al 31 dicembre e 21mila euro di patrimonio netto. Nel 2024 ha contabilizzato circa 3,2 milioni dalle card, «riscossi interamente all’atto dell’iscrizione», precisa la nota integrativa: 1,08 milioni imputati ai ricavi 2024, 2,15 rinviati per competenza al 2025. E circa due terzi di quegli incassi, 2.155.464 euro, sono stati girati alla consociata Milano Club S.p.A. «a titolo di escrow, quale garanzia», oltre a 750mila euro di costi per servizi. Nel bilancio di Milano Club, però, la somma è iscritta come ordinario debito a breve: dai due documenti non emerge alcun depositario terzo.
Milano Club, società operativa con 194 dipendenti a fine anno, ha chiuso il 2024 con una perdita di 7,7 milioni, 164mila euro in cassa e 34,6 milioni di debiti: tra cui un bond senior da 15 milioni e un subordinato da 7,5 milioni al 10%, scadenza 2029. Dei circa 39 milioni di attivo, 33 sono costituiti dalla partecipazione e dai crediti verso Via dei Giardini S.r.l., proprietaria della villa, che una perizia Cbre del febbraio 2025 valuta 47,7 milioni. La continuità aziendale, scrivono gli amministratori, si regge anche sulla capogruppo inglese The Wilde Collection Ltd — che ha dichiarato «la propria disponibilità a considerare di fornire il necessario supporto finanziario». A considerare.
L’allegato al verbale svela la compagine di Milano Club: la holding londinese al 54,18%, il gruppo di investimento Three Hills, fondato da Mauro Moretti, al 22,65% tramite TH Clubs, poi London & Regional dei Livingstone, Mediolanum Farmaceutici e alcuni veicoli statunitensi. Amministrazione della S.r.l., cariche sindacali, revisione e adempimenti fanno capo a professioniste dello stesso studio milanese: un assetto non di per sé anomalo, ma che riunisce gestione societaria e controlli in un unico perimetro.
I due bilanci italiani portano la stessa data di approvazione, 18 novembre 2025, ben oltre il calendario ordinario per gli esercizi chiusi al 31 dicembre. In quella finestra la governance è stata profondamente rinnovata su due giurisdizioni: il 6 novembre a Londra escono tre consiglieri ed entrano Matteo Siani e Alasdhair Willis accanto a Landesberg, Moretti ed Elliot Rosenberg, che restano; il 18 a Milano escono presidente, ad e amministratrice indipendente, con manleva, e Siani diventa presidente della S.p.A. A marzo 2026 la holding ha ridisegnato diritti e denominazioni delle classi azionarie: una riorganizzazione «in corso», si legge a verbale, che potrebbe preludere a un nuovo assetto.
Va detto: quei numeri fotografano circa due mesi di attività, avviata a fine ottobre 2024 (così la nota integrativa) e inaugurata il 7 novembre; il business plan richiamato nella perizia prevede 26,6 milioni di ricavi nel 2027 con 3.100 soci. Ma alla data di pubblicazione il bilancio 2025, il primo anno pieno, non risulta ancora disponibile nei registri. Fino ad allora resta un dato: i soci pagano tutto in anticipo a una società con 21mila euro di patrimonio netto. La garanzia si chiama escrow. Nei bilanci, però, si presenta come un debito infragruppo a breve.
L’incubo non è nella morte, ma nel morire cui ci condannano.
Luca Coscioni
Ed è tutto. Ci vediamo settimana prossima, puntuali alle 10 di mercoledì.









